Come ottenere alberi più piccoli con meno potatura

foto4La potatura dei grandi olivi del Salento, uno dei tanti temi trattati durante il  “Corso intensivo di potatura dell’olivo  tenutosi a Lecce presso la “Casa dell’Olivo – Oleoteca d’Italia“, in San Pietro in Lama, organizzato dal direttore Francesco Caricato con il gruppo di lavoro della Università Politecnica delle Marche coordinato dal prof. Davide Neri e dal dott. Enrico Maria Lodolini con l’aiuto dell’esperto potatore Pardo di Tommaso.

Prof.Davide Neri e dott. Enrico Maria Lodolini

Il problema fondamentale è come rendere economicamente interessante un patrimonio di olivi di grandi dimensioni, in parte semi-abbandonato. L’obiettivo è ambizioso e va riferito alla produzione di oli di grande qualità, quindi con olive raccolte in modo tempestivo al giusto grado di maturazione e rapidamente trasformate in olio. Tutto questo senza trascurare il valore che l’olivo ha nel paesaggio Salentino.Cattura

In sintesi occorre ridurre le dimensioni degli alberi di olivo secolari, mantenendo una elevata attitudine produttiva e ove possibile preparando lo scheletro dell’albero alla raccolta per scuotimento delle branche principali (con varietà facili al distacco e frutto grosso). Mentre con varietà difficili da raccogliere per scuotimento occorre favorire                                                                       la raccolta con bacchiatori, posizionando la fascia produttiva ben ordinata nello strato esterno della chioma ad altezza ridotta.foto

La potatura proposta per i grandi olivi del Salento è una potatura di riforma in due fasi. La prima fase tende a favorire una cima principale per ogni branca e il rivestimento della parte mediana e basale della chioma. Una volta ottenuto il rivestimento, nell’anno seguente si provvede a ridurre la dimensione della branca deviandola su una cima più bassa e di minore vigore.

 foto1Da evitare il taglio di raccorciamento drastico delle branche (capitozzatura) al primo intervento perché la risposta della pianta nell’anno successivo è una crescita verticale di numerosi succhioni che impediscono il rivestimento mediano e basale. Quindi paradossalmente questo intervento negli anni porterà la pianta a crescere più in alto e ritarderà la piena produzione.

foto2Le operazioni di potatura sono favorite dall’uso di piattaforme elevatrici, per poter lavorare in quota e in sicurezza, e dalla possibilità di potare utilizzando seghe elettriche che riducono il rumore e, se dotate di asta, possono consentire operazioni anche a un paio di metri di distanza dall’operatore che riduce i tempi morti per gli spostamenti. Si può stimare un costo di potatura al primo anno di 40-50 € ad albero (escluso l’uso della piattaforma elevatrice) e il secondo anno un costo di circa la metà.

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A fronte di questi costi ingenti si deve comunque ricordare che la potatura di riforma nella prima fase (primo anno) non ridurrà il potenziale produttivo e quella della seconda fase (secondo anno) porterà alla piena produzione già al terzo anno. Da qui in avanti si può ipotizzare una potatura ad anni alterni con gli stessi criteri del secondo anno di riforma, che salvaguardia la produzione e al tempo stesso mantiene una buona struttura, facile da gestire e da raccogliere con i bacchiatori.  Nel complesso di dovrebbe arrivare a un costo annuale di potatura fra 500 e 1000 € per ettaro. Questo costo è compatibile con una buona redditività dell’oliveto se l’olio viene valorizzato come extravergine di ottima qualità.

Laddove sia stato eseguito un taglio di capitozzatura l’anno precedente si può aiutare la pianta a ricostituire un gradiente conico della branca e solo dopo due-tre anni si potrà avere una produzione significativa e al tempo stesso una buona struttura della pianta compatibile con le esigenze economiche.foto4

Su piante giovani è invece fondamentale creare una struttura scheletrica ben conformata e al tempo stesso favorire l’equilibrio delle singole branche dotate di una cima e un buon gradiente conico che consenta di avere una buona distribuzione della luce e al tempo stesso una gerarchia ben delineata (apice base) per impedire fughe apicali che nel tempo portino allo svuotamento della parte basale Va sottolineato che in ogni caso la potatura di formazione, prima, e la potatura di riforma, dopo, concorrono a mantenere l’oliveto con una forma geometrica molto simile a quella tradizionale, salvaguardando il valore paesaggistico dell’olivo. E’ tuttavia una forma funzionale originale rispetto a quella tradizionale. L’olivo è a vaso ma le singole branche sono organizzate con un gradiente apice base molto marcato con numerosi palchi di branche lungo gli assi principali. I singoli palchi sono ben illuminati e organizzati secondo gradiente conico e hanno un elevato potenziale produttivo. Infine le zone produttive sono ben raggiungibili con le piattaforme sia per la potatura che per la raccolta.

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